BONDO - PARROCCHIA DI SAN BARNABA

Titolarità: CHIESA DEI SS. BARNABA E PAOLO

Autore:     Architetto Glauco Marcheggiani

Epoca:       1970-1971

 

(sintesi di testi vari, con integrazione di una scheda di rilevazione di Rossella Peretti)

Descrizione e caratteristiche

È una chiesa moderna. La struttura portante è in cemento armato con tetto in legno con copertura in rame. La pianta è quadrata (m. 20 x 20). Un porticato corre su due lati. Il tetto si eleva progressivamente dall'ingresso fino al presbiterio, le linee essenziali e semplici sono ispirate alla forma della tenda del popolo d'Israele che, durante il cammino dall'Egitto alla Terra Promessa, custodiva l'Arca dell'alleanza, simbolo della presenza di Dio.

Sei colonne in cemento reggono il soffitto a vela. Le strutture lignee determinano una chiara sequenza e sottolineano sia l'andamento in pianta come il movimento prospettico verso l'alto. La vetrata sovrastante la porta d'entrata è composta da molti pezzi di vetro soffiato colorato: colori cupi in basso, più caldi verso l'alto, in modo da creare all'interno, nell'ingresso, una zona scura che rappresenta le tenebre, che si illumina gradatamente verso l'altare; la chiesa è vista quindi come luogo dove l'uomo viene condotto fuori dalle tenebre verso la luce eterna di Dio.

L'altare è in granito bocciardato. Dietro, una panca la cui forma riprende quella della chiesa. Alla sua sinistra grande crocifisso in bronzo (m. 2.00) con Cristo ancora in vita opera (1970) di Don Luciano Carnessali. Sotto ad esso il fonte battesimale proveniente dalla vecchia chiesa ad indicare la continuità svolta dal nuovo edificio.

A destra dell'altare altra opera di Don Luciano, tabernacolo in bronzo con incisione: Mosè e il popolo d'Israele nutrito con la manna. (1970- cm.60x40x50). Sulla parete destra interessanti tele.

Nei pressi dell'entrata vi è un'acquasantiera progettata da Lanfredini Italo, un catino in granito bocciardato all'esterno e lucidato all'interno poggiato su di un pilastro sfaccettato che richiama la struttura dei pilastri interni, pure sfaccettati.

Sotto il pavimento della chiesa pergamena che ricorda il voto del 1944 e i sacrifici sostenuti dalla popolazione per l'edificazione del nuovo tempio.

 

Brevi notizie storiche

La costruzione di questo edificio di culto si è resa necessaria per la scarsa capienza e le cattive condizioni della vecchia chiesa. Fu eretta a seguito del voto del 1944 fatto da tutte le famiglie di Bondo che ponevano sotto la protezione del Sacro Cuore di Gesù e della Madonna del Carmine la casa, i figli in guerra e l'integrità della famiglia. Bondo è stato l'unico paese delle Giudicarie che non ha subito vittime in guerra.

Il voto fu assolto. Nel 1967 Mons. Gottardi in una sua visita consigliò di costruire una nuova chiesa (alcuni avrebbero voluto restaurare quella vecchia). I lavori di costruzione nel 1970-71 furono eseguiti dall'impresa Ferruccio. e Fiore Bonenti, con posa della prima pietra il 29 giugno 1970. In seguito il restauro di tre tele nel 1983.

 

Consacrazione della Chiesa Parrocchiale

II giorno 18 luglio 1971 cadeva nella terza domenica di quel mese, in concomitanza con la celebrazione solenne della festività della Madonna del Carmine, alla cui devozione la Comunità di Bendo è legata da antichissima data. A riprova di quanto detto, nella vecchia Chiesa, a sinistra per chi entra dal fondo, nell'angolo formato dall'arco trionfale del presbiterio con parete, si trova l'altare della Madonna del Carmine, consacrato il 12 agosto 1663 dal Vescovo Carlo Emanuele di Madruzzo.

In quel 18 luglio 1971, come si legge nel decreto allegato, S. Eccellenza Mons. Alessandro Maria Goliardi ha solennemente consacrato, secondo il rito del Pontificato Romano, in onore di S. Barnaba Apostolo, la nuova Chiesa Par­rocchiale di Bondo.

La vecchia Chiesa di S. Barnaba

Titolarità: CHIESA DI S. BARNABA

Autore: IGNOTO

Epoca: Origine medievale

 

(sintesi di testi vari, con integrazione di una scheda di rilevazione di Rossella Peretti)

La seicentesca chiesa di San Barnaba, sorge nel centro storico di Bondo. Restaurata nel 1998/1999 diviene centro espositivo permanente e luogo di aggregazione artistica, l'ex luogo di culto rinasce a nuova vita divenendo sala espositiva versatile: un centro espositivo e di incontri permanente, che punta ad assumere un ruolo di agglomerazione culturale ed educativa.

Prima dei restauri, l'interno, luminoso a navata unica, con volta a crociera sorretta da lesene e archi di granito, ospita ancora i due altari risalenti al XVII-XVIII secolo.

Quello posto a sinistra, ligneo policromo dorato, è del XVIII secolo misura m 1.60 x 3.00.  Su due dadi si ergono le colonne ornate a viticci e terminanti in capitelli corinzi che reggono un timpano spezzato.  Il tutto conteneva una nicchia dagli ornamenti barocchi.

Quello posto a destra ricalca la linea del precedente. Ad entrambi mancano le formelle ornamentali e le cimase del timpano. Nel 1867 venne commissionata a Enrico Pendi di Merano la statua della Beata Vergine collocata nella nicchia dell'altare del Carmine, secolo XVII m 1.60 x 3.00.

Certe fonti citano: Castellari o Casteller Giacomo, scultore e pittore di Bressanone, nel 1628 fece un'ancona all'altare di S. Barnaba, per il pagamento della quale sorse lite tra Bondo e Breguzzo.

 

Brevi notizie storiche

Origine medioevale, la chiesa fu edificata nel XV secolo e consacrata nel 1445. Subì parecchi ritocchi nel corso dei secoli, il primo è databile al XVI secolo che vide anche la riconsacrazione dell’impianto nel 1590, certe fonti citano come nel 1602 Giacomo, maestro comacino, costruì la chiesa e il campanile di Bondo. Rimaneggiata in epoca barocca (1613-1795) di particolare valore è la facciata principale (fronte sud) che ha mantenuto pressoché intatta l’originaria impostazione quattrocentesca degli elementi compositivi, caratterizzati nel loro insieme da una sobria semplicità è da un armonioso studio dei rapporti proporzionali con ricerche auree che si possono definire “albertine”.

Nel XIX secolo è stata allungata (1866) e rimaneggiata l'anno dopo sempre dall'impresario Antonio Rosa "Musata" di Condino. Risultò però ancora piccola.

Nel 1868 l'altar maggiore divenne "privilegiato" come da concessione di Papa Pio X. Ampliata nel 1886, nel 1878 venne aggiunta la sacrestia (certe fonti citano la data 1888). Nel 1912 si cita la Visita di Mons. Celestino Endrici Vescovo di Trento si valutano le condizioni della chiesa. Vengono citate le sue misure e le sue ricchezze.

In epoca più recente, nel 1933, venne proposta una soluzione di ampliamento della Chiesa, fra l’altro con la costruzione di due navate, ma venne scartata viste le forti manomissioni a cui sarebbe stato sottoposto l’impianto originario.

Parecchi incendi (1727-1729-1736) distrussero i documenti riguardanti la chiesa e la curazia di Bondo. Da notare che fino al 31 maggio 1667 Bondo e Breguzzo formavano comune unico con un unico curato.

 

Le campane

La torre campanaria fu eretta nel 1602, sotto la direzione di un maestro costruttore comacino del quale si conosce solo il nome: Giacomo. Le campane molto lavorate portano iscrizioni, decorazioni e raffigurazioni di santi.

II concerto di campane (fa-sol-la-si-do), fuse a Trento nel 1910, vennero requisite durante la grande guerra per farne cannoni. Su ogni campana c'era fuso il nome a cui era dedicata. Subito dopo la guerra furono rimpiazzate con nuove campane, ma i nomi sono rimasti gli stessi, nomi da ricordare alle nuove e future generazioni.

1 ° Campana a S. Barnaba Patrono;

2° Campana (detta Carmela) alla Madonna del Carmine;

3° Campana (detta Josephina) a S. Giuseppe;

4° Campana (detta Giovannina) a S. Giovanni Battista;

5° Campana (detta Laurenzina) a S. Lorenzo.

Le campane fino al 1973 venivano fatte suonare tirando corde che arrivavano alla base del campanile. Solo dopo tale data furono dotate di impianto elettrico, posando allo scopo un cavo elettrico dal campanile alla nuova Chiesa.

 

...ancora più indietro nel tempo

Le origini di Bondo possono collocarsi tra l'età del bronzo e quella del ferro, alla quale risale il castelliere comunitario situato sul dosso di Pedevle. Per quanto concerne il nome, questo deriva direttamente dalla base celtica “bunda”, con significalo di conca, convalle o anche semplicemente suolo.

Dal X al XIII secolo  Bondo ha fatto parte, insieme a Breguzzo e Bolbeno, e successivamente Zuclo  e Giugià, di un territorio immunitario dei Canonici del Duomo di Verona; successivamente Bondo è entrato a far parte del  Principato Vescovile di Trento.

La tradizione vuole che a Bondo esistesse "ab immemorabili" una cappella ed è credibile che risalisse, come altre giudicariesi, ad epoca tardo medioevale, intorno al 1200. Su questa sarebbe poi stata edificata la vecchia chiesa dedicata al Patrono S. Barnaba, della quale è documentata la consacrazione nel 1445.

Più volte colpita da incendi (l’ultimo risalente al 1934) fu spesso ricostruita e rimaneggiata, da ultimo in epoca barocca.

Da semplice cappella, la chiesa di Bondo divenne curazia unica con Breguzzo il 28 ottobre 1590; questa curazia venne scissa in due distinte curazie il 31 marzo 1667 in concomitanza con la divisione dell'antica comunità di Breguzzo e Bondo in due comunità distinte.

La Curazia di Bondo venne parzialmente svincolata dalla Parrocchia di Tione in data 16 febbraio 1796, fatto salvo l'obbligo per il Curato di recarsi a Tione per il Corpus Domini con la conseguenza che questa ricorrenza non poteva venire solennizzata nel paese di Bondo, nel giorno proprio.

L'affrancazione definitiva avverrà dopo una serie di trattative susseguitesi negli anni 1913 e 1914 tendenti a liquidare con una cifra "una tantum", una volta per tutte, le annualità che la Curazia di Bondo doveva alla chiesa madre di Tione a titolo di concorso spese da questa sostenute anche nell'interesse delle chiese "dipendenti". Definita la questione, Bondo venne eretta a parrocchia il 18 novembre 1914.

A causa delle cattive condizioni e delle modeste dimensioni, aumentando la popolazione, non poté più essere utilizzata, con rammarico generale, essendo radicata oltre che nel centro storico anche nel cuore della gente. Con importanti opere di restauro, si è provveduto dapprima per il campanile e per il tetto, poi con lavori di rifacimento sia dell'esterno che all’interno. Sino all’ultimo si sperava che l’antica chiesa potesse venir nuovamente aperta al culto, seppure solo in particolari circostanze.

A Pradibondo, frazione del comune di Roncone ma parrocchia di Bondo, fu costruita nel 1855 sulle rovine di un antico capitello, la chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice, benedetta nel 1861.

A Bondo esistono due capitelli: quello di Tartoe all'inizio della Val di Breguzzo, costruito nel 1855 e quello di Dasone, risalente al 1907, entrambi eretti su precedenti segni della fede.

Presso le Figlie di S. Camillo, benemerite per essersi occupate della scuola materna per molti decenni in tempi difficili, esiste una cappella dedicata all’Immacolata, la cui erezione risale al 1939.

Nell'antica chiesa di San Barnaba - Artisti che incontrano i giovani

25.04.2013

Articolo per Judicaria n. 82

 

Grazie alla fruttuosa collaborazione fra l'amministrazione comunale di Bondo e lo Studio d'arte Zanetti di Bagolino, domenica 13 gennaio 2013 si è realizzato un evento culturale insolito che ha visto riempirsi di gente – nonostante la neve – la navata della chiesa antica di San Barnaba a Bondo. “Gli artisti incontrano i giovani”, questo era il titolo. Per la precisione sono stati Roberto Cipollone “Ciro”, Antonio Stagnoli e Innocente Foglio, uno scultore, un pittore e un poeta, ad offrire qualcosa di sé, dei propri pensieri, in uno spazio magico, allestito con le loro opere.

Già da un mese le opere degli artisti erano esposte a Bondo, e “parlavano” ai visitatori della vita e del lavoro dei campi, di fede e di semplicità, con tecniche e linguaggi tanto diversi ma con un filo d'oro che legava la memoria di tanti.

Bella la sequenza degli eventi correlati, dopo l'inaugurazione avvenuta il 15 dicembre: ci sono state serate di danza, concerti di cori di montagna e di canti spiritual. Infine, appunto, gli artisti sono tornati ad incontrare i giovani.

 

Un ritorno alla terra

Spiegare il senso dell'allestimento “Mani, materia, poesia” è toccato al Sindaco di Bondo, Giuseppe Bonenti e al giovane assessore Leonardo Bonenti: “In questi anni abbiamo perso un pezzettino della nostra anima, perché abbiamo dimenticato il nostro passato. Perché non impegnarsi a recuperare i valori reali che ci  hanno lasciato i nostri nonni, valori e strutture come questa chiesa che era in disuso? Perché non recuperare il monumento in cui sono sepolti 700 soldati morti durante la prima guerra mondiale? Perché non recuperare il nostro centro storico, che molte volte è scartato da chi vuole costruire? Questa volontà ci ha spinto ad impegnarci anche a livello economico e il riscontro più bello è la presenza qui di tante persone che torneranno a casa con un sentimento importante”.

 

Resistere al decadimento

La particolarità della mattinata vissuta a Bondo, nell'antica chiesa di San Barnaba, è stata illustrata e sollecitata da Mario Moschietto, studioso di temi sociali. Ha invitato il pubblico a storicizzare l'evento: l'aver riunito tre artisti in questa particolare ambientazione doveva significare ben più che un momento di “fruizione” artistica, ma lasciarsi condurre per mano dentro il senso del terzo millennio che inizia fra contraddizioni e paure, provare ad essere insieme protagonisti di un movimento che guarda indietro per guardare avanti, un movimento verso le proprie radici e nello stesso tempo verso il proprio futuro.

La mattinata è stata in questo senso un momento di consapevolezza e di impegno che ha coinvolto tutti, un invito ad uscire dall'apatia e a superare la sofferenza di un presente incerto e angosciato, ammirando la bellezza da accogliere e da riconsegnare.

 

Eccone alcuni passaggi, estrapolati – ci consentano Mario Moschietto e Innocente Foglio – dalla registrazione della mattinata.

“Noi adulti - sarà la fatica, la stanchezza degli anni, sarà … - arriviamo a questo momento storico delusi della nostra generazione. Nello stesso tempo i giovani pure stanno arrivando a questa fase, a questo inizio del terzo millennio, con un senso di mancanza di un futuro, con un senso di precarietà, non vedendo davanti a loro qualcosa di luminoso. Se voi prendete questi giovani e poi la nostra delusione, questo inizio di millennio non è bello, tant'è che stiamo vivendo una involuzione.

E' un momento in cui occorre che qualcuno rischi, vada avanti, gli altri seguiranno. Occorre che qualcuno prenda il coraggio, come i nostri amministratori - specie nei nostri piccolissimi paesi - come i nostri artisti, come Mario Zanetti e il suo Studio d'arte (con il suo ruolo che è pure un ruolo artistico perché l'installazione d'arte è arte), come chiunque di noi qui presente.

Togliamoci dall'idea che qui siano solo gli artisti i protagonisti: senza il pubblico le opere possono anche restare in un cassetto. Anche il pubblico ha una sua parte, perché l'interlocutore di questa installazione è il pubblico e diventa anch'esso protagonista di questo messaggio, di questo passaggio di consegne.

Dobbiamo comprendere che siamo qui a cogliere nell'evoluzione storica l'equilibrio, affinché tutto permanga nel valore. Un palazzo nuovo in più a Bondo non varrebbe di più di questa chiesa recuperata, anche se avesse lo stesso scopo culturale, anche se fosse riempito delle stesse persone. Gli mancherebbe tutto: la storia, la bellezza, il passato, lo stile, … l'anima.

Qui, insieme, possiamo essere la decisione presa di “resistere al decadimento”.

L'abbiamo già fatto in tanti in Italia e non solo. Roberto Cipollone, che è stato in Cina, ci ha raccontato che anche la Cina si è accorta che ha fatto dei passi troppo veloci, ed ora si pente di aver perso quel che doveva mantenere.

E' vero che in questo inizio di millennio stiamo un po' soffrendo, non della sofferenza fisica, ma della mancanza di motivazione e di futuro che è peggio della sofferenza fisica. Ma se qui qualcuno si è emozionato, o meglio se si è sentito protagonista del pensiero che insieme abbiamo tentato di costruire, se abbiamo deciso emozionalmente e razionalmente di non arrenderci al declino, allo scoraggiamento, allora abbiamo la capacità di andare avanti, ossia di ritornare al piacere della terra dei padri e di restituirla più nobile ai figli, al futuro”

La seicentesca chiesa di San Barnaba a Bondo rivive come cornice di eventi culturali

25.04.2013 Articolo per Judicaria n. 82

 

Ilaria Pedrini

 

Dopo il restauro della Chiesa di San Barnaba del 1998/99, questo luogo tanto caro ai bondesi e ricco di storia e di fede ha riaperto la sua porta per diventare la preziosa cornice che accoglie eventi culturali di grande livello, a beneficio dei giudicariesi e non solo.

Fu merito del Gruppo Culturale Bondo Breguzzo capire la grande potenzialità nell'uso artistico e culturale di quello spazio meraviglioso. E infatti nell'agosto del 2006 vi fu ospitata una prima mostra, quella del pittore Mario Martini, con il titolo “Tra cielo e terra”. Fu poi la volta della bella personale del pittore Paolo Soragna, nell'estate del 2009 (cfr. Judicaria n. 72), e che tanto emozionò tutti per la bellezza delle sue opere, ma anzitutto per l'affetto che ha continuato a dimostrarci avendo deciso di prendere casa a Breguzzo ed offrendosi da allora ogni estate come insegnante delle tecniche artistiche a gruppi di paesani appassionati. Ricordiamo soltanto l'ultimo corso tenuto nel 2012 sull'affresco.

Poi è arrivata la scelta dell'Amministrazione Comunale di Bondo e la collaborazione con lo Studio Zanetti di Bagolino. Una scelta che poteva apparire arrischiata, specie in tempi di crisi. Ora invece, dopo le prime sperimentazioni e soddisfazioni, si può ben dire che è stata una scelta azzeccata. Molti ricorderanno la giornata di inaugurazione avvenuta il 23 luglio del 2011, in cui il lavoro di restauro ultimato è stato “restituito” alla popolazione con lo splendore dei tesori lì custoditi da secoli, accostati ad opere di artisti contemporanei che vi sono state esposte per una settimana. Ben 1400 persone vi sono passate!

Da allora altri allestimenti artistici hanno portato a Bondo numerosi visitatori e la Chiesa di San Barnaba è divenuta centro di aggregazione sempre più famoso ed apprezzato.

Dal 18 dicembre 2011 all'8 gennaio 2012 è stata la volta della mostra: “Il tempo e l'arte del Natale”, con l'esposizione di opere di grafica antica di autori del calibro di Durer, Robetta, Rembrant e Van Rijn. Come diceva il titolo, il focus della mostra era il tempo del sacro e il mistero della nascita, che ha trovato nella nostra chiesa la collocazione più adeguata e capace di valorizzarne i contenuti.

Un evento davvero straordinario è stato quello dell'estate del 2012, ossia la mostra sulla “pop art”, un fenomeno artistico che è presente negli oggetti che ci circondano e che l'esposizione ha ben saputo svelare. Il titolo: “Pop art e oltre … la quotidianità e i suoi miti”. Ospite d'eccezione nel momento inaugurale il noto critico Philip Daverio che ha mirabilmente introdotto il pubblico al senso di questa espressione artista. Quel giorno erano presenti 600 visitatori a cui se ne sono aggiunti altri 200 solo nella prima settimana. La sagrestia questa volta aveva ospitato la variopinta e notissima Marilyn Monroe di Andy Warhol, mentre sulla navata centrale della chiesa faceva bella mostra di sè la donna piangente di Roy Lichtenstein.

Ma il terzo evento, quello del Natale 2013, ha superato tutti gli altri – a nostro modo di vedere – per bellezza e partecipazione del pubblico: tre artisti, di tre espressioni diverse, sotto un unico titolo: “Mani, Materia, Poesia”. Antonio Stagnoli, pittore, Roberto Cipollone, scultore, Innocente Foglio, poeta, hanno offerto ai tantissimi visitatori il godimento di ciò che l'animo umano riesce a produrre di bello utilizzando i colori, la materia più umile, le parole.

Bene hanno fatto l'Amministrazione comunale e lo Studio Zanetti a collegare questi artisti e a collocarli in una lettura delle nostre radici vitali, alla civiltà rurale. Belli gli eventi musicali che si sono succeduti nella Chiesa stessa ogni settimana durante il mese di esposizione dal 15 dicembre al 19 gennaio e splendido l'incontro conclusivo con i giovani.

 

La chiesa di San Barnaba, antica e nuova: la memoria della fede

Colui che, arrivato all'ingresso dell'abitato di Bondo, lì dove comincia la scalinata del Monumentale Cimitero Austroungarico, decida di non proseguire sulla statale verso Brescia, ma si conceda qualche tempo per entrare nel nucleo storico del paese, ha l'opportunità di gustare la vista dell'antica chiesa dedicata a San Barnaba, compagno di evangelizzazione di San Paolo, patrono di Bondo da tempi immemorabili.

Non è agevole rintracciare fonti documentate della sua storia: ripetuti incendi hanno distrutto gli archivi della curazia di Bondo. Ci restano gli studi di Alberto Mognaschi che ci informano dell'anno della consacrazione, il 1445, e delle successive ricostruzioni e riconsacrazioni, come degli abbellimenti di epoca barocca (cfr: Due paesi, una storia - vol. Bondo e Breguzzo dalle origini al millesettecento, Ed. Rendena, 1992).

La facciata sud ha mantenuto pressoché intatta l'originaria impostazione medievale degli elementi compositivi, offrendo a chi la guarda un'impressione di sobria armoniosa semplicità. Essa è ben inserita nel centro storico di Bondo e si affaccia su una tranquilla piazzetta, di fronte ad un antico avvolto sotto il quale, in tempi passati, si tenevano le regole dei vicini.

L'interno, l'unica navata luminosa, con la volta a crociera sorretta da lesene e archi di granito, porta le tracce degli ornamenti aggiunti nei secoli successivi. Vi spicca l'altare maggiore, opera del maestro Andrea Filippini di Rezzato, come risulta dal contratto stipulato nel 1784. Il materiale usato è il marmo bianco di Trento, mentre le rifiniture e gli ornati, come pure il tabernacolo, sono di un marmo colorato, più pregiato, detto africano. Caratteristica dell'altare è l'originale linea concava che conferisce all'opera un movimento ed una particolare leggerezza. Un tempo sormontava l'altare la grande pala, opera attribuita al pittore veronese Giovanni Battista Lorenzetti. In alto è raffigurata la Vergine in trono con il Bimbo ed ai suoi piedi, in primo piano sulla destra, l'imponente figura di San Barnaba, in ricco piviale dorato, attorniato da altri santi. Oggi la pala è ammirabile nella chiesa parrocchiale.

A sinistra per chi entra dal fondo, nell'angolo formato dall'arco trionfale del presbiterio con la parete, si trova l'altare della Madonna del Carmine. La parte inferiore dell'altare fino alla mensa è di marmo, mentre la parte superiore è lignea policroma e dorata. Sui due lati ci sono colonne ornate a viticci e terminanti in capitelli che reggono un timpano. In corrispondenza di questo altare, sulla destra per chi entra dalla porta principale, si trova l'altare di Sant'Antonio che ricalca le linee del precedente.

Due dipinti di grandi dimensioni, eseguiti con la tecnica dell'olio su tela da pittori del XVII secolo, appartenevano alla Chiesa di San Barnaba, ma oggi sono collocati, come la pala, nella chiesa nuova: uno raffigura la “Madonna con il transito di San Giuseppe” conosciuto anche come “Morte di San Giuseppe”, opera di Bartolomeo Zeni del 1793; un altro raffigurante la “Sacra Famiglia” ma citato come “Riposo durante la fuga in Egitto”.

 

Le confraternite

Ai due altari sopra nominati erano erette le due confraternite dei fedeli di Bondo: quella del Carmine e quella della Disciplina (o dei “battuti”). Si trattava di associazioni ecclesiali laicali i cui membri si chiamavano “fratelli” volendo perseguire un cammino comune di fede e di preghiera. Sopravvissute fino al secolo scorso, esse rappresentano un fenomeno quanto mai interessante per la sociologia della religione, che riscontra analogie nelle diverse culture e tradizioni, nonché con le moderne aggregazioni ecclesiali che nascono per iniziativa del clero o “dal basso”, dal popolo, dal libero soffio dello Spirito secondo le prospettive dell'ecclesiologia conciliare.

Si potrebbero accostare le confraternite anche a talune forme di “impresa sociale” moderna, dato che costituivano non solo una realtà religiosa o liturgica, ma pure un fenomeno economico di rilievo, riuscendo a muovere conferimenti di beni e denaro che consentivano la realizzazione di obiettivi sociali altrimenti scoperti e di opere imponenti com'era per il tempo la costruzione di una chiesa o il suo abbellimento. Ne abbiamo testimonianze negli atti notarili, custoditi nell'Archivio di Stato, in cui si trovano frequenti tracce di transazioni a beneficio delle confraternite.

 

Eccone un primo esempio, tratto da un atto del 16 febbraio 1770:

… Don Nicola fu Bortolo Oradini di Bondo detta le sue ultime volontà col quale lascia, tra l’altro, un “Legato perpetuo, da non potersi in niuna maniera revocare, ne imutare ... alla Scuola, o sia Compagnia delli Confratelli disciplinanti canonicamente eretta al ven.le altare di S.to Antonio Abbate sotto li auspici di S. Lorenzo Levita” fondato sulla somma di troni 2250 da impiegarsi in parte per la celebrazione annua in perpetuo di tre s.messe e in parte “a soglievo dei poveri , infermi originari dell’istessa villa di Bondo ... esclusi assolutamente i forastieri”.

 

Interessante anche il testamento di don Giuseppe Melchiori di Bondo, redatto nel 1772, in cui viene in evidenza il ruolo della confraternita per gli aspetti sociali e pedagogici:

 

… Chiede innanzitutto di venir sepolto “nella tomba presbiteriale esistente nella ven.le chiesa di Bondo”, e lascia all’altare di s. Barnaba di detta chiesa 12 troni, a quello eretto in onore della Beata Vergine del Carmine 10 troni, a quello di s. Antonio 8 troni ed a quello di s, Giovanni della parrocchiale di Tione altri 8 troni. Dispone la celebrazione di 100 S.Messe in suo suffragio; lascia vari beni stabili e mobili a vari parenti, alla nipote suor Deodata Molinari del Monastero di Bagolino dona inoltre un livello annuo di 14 troni; alla sagrestia della chiesa di Bondo lascia tutte le sue sacre suppellettili (un calice d’argento, tre pianete, camisetta, messale, ecc.); alla Confraternita dei Disciplinanti eretta nella chiesa di s. Barnaba a Bondo all’altare di sant’Antonio Abate lascia poi la somma di 2000 fiorini pari a 10.000 troni da amministrare saggiamente e con le cui rendite fare due parti di cui una da impiegarsi come dote da dare “a una cittella di questa villa di Bondo originaria e vicina, tanto consacrandosi a Dio nel chiostro, quanto collocandosi al mondo in matrimonio” preferendo però quelle dei rami Melchiori e Molinari-Bolognani di Bondo, e l’altra parte da impiegare a favore degli infermi ed ammalati della villa di Bondo. Lascia e dona poi alla sua comunità di Bondo dei terreni siti nella campagna di Bondo da utilizzare per mantenere il locale curato e vuole che venga nominata una donna che possa istruire e insegnare e far scuola alle fanciulle di Bondo mentre infine di tutto ciò che restasse della sua sostanza adempiti tali legati nomina erede l’anima sua con l’obbligo di far celebrare delle s.messe in suo suffragio.

 

Un dipinto, pure oggi conservato nella chiesa nuova di San Barnaba a Bondo, ci dà modo di vederli questi confratelli “battuti”. Si trovano nella parte bassa di una tela di autore anonimo del XVII secolo. Sotto le figure di tre santi adoranti il Bambino, compaiono le teste incappucciate dei “battuti”, alcune irriconoscibili, altre molto realistiche e probabilmente identificabili dai contemporanei. Anch'esse come i Santi, sono protagonisti dell'azione sacra e vi partecipano in preghiera.

 

Il restauro della chiesa di San Barnaba di Maria Gabrielli

 

Nel 1997 alla ditta Tecnoart di Besenello fu affidato il lavoro di restauro dell'antica chiesa di S. Barnaba a Bondo. Facevo parte del gruppo dei 3 restauratori, con i colleghi Ingrid Ceolin e Andrea Corradini.

 

Iniziammo il lavoro partendo dalla pavimentazione, asportando pezzo per pezzo le lastre di pietra e di mattoni e catalogandole per poterle rimettere al giusto posto. Si doveva infatti provvedere al riscaldamento e collocarlo sotto la pavimentazione della navata centrale.

Dopo aver tolto il pavimento è stato collocato il ponteggio su tutta la navata e nel presbiterio per iniziare il restauro delle belle decorazioni delle volte a crociera della navata, consistenti in ornamenti geometrici e floreali. Il degrado degli intonaci sottostanti presentava danneggiamenti dovuti all’azione disgregante dell’umidità di risalita. Tale disagio si propagava capillarmente e, in parte, anche sulle volte, dove si notavano in aggiunta delle infiltrazioni di acqua piovana provenienti dal tetto.

La pellicola pittorica delle decorazioni si era polverizzata su vaste zone e si era sollevata a causa della presenza di muffe e sali. Nel presbiterio la decorazione - composta da affreschi, cartigli in gesso, cornicioni e inserti a foglia d’oro su tutti gli ornamenti - mostrava il perpetuarsi di tali danneggiamenti.

Anche le due stanze comunicanti e adiacenti al presbiterio presentavano lo stesso degrado sull’intonaco, sulle decorazioni e sulle cornici. Il nostro lavoro ha provveduto alla ricostruzione di tutte queste decorazioni, compreso il recupero della foglia d'oro.

Poi siamo passati al restauro degli altari con lo smontaggio di ogni elemento lapideo, la ripulitura e il successivo riposizionamento al giusto posto. Infine sono stati restaurati i due affreschi esterni sulla facciata principale. Poi siamo passati al scoprimento degli intonaci del presbiterio per risalire alla cromia originale, diversa a seconda  delle campiture delimitate dalle cornici.

La chiesa è stata da noi restaurata nel suo complesso e debbo dire che è stata un’esperienza gratificante anche dal punto di vista umano oltre che professionale. Siamo stati accompagnati sempre dalla gentilezza e dall’accoglienza delle persone che abitano nei pressi della chiesa, e di tutti i Bondesi. Un ricordo particolare va alla signora Dilia Bonazza.

Dopo poco più di un anno di lavoro, il restauro è stato portato a termine con la gioia di aver riconsegnato alla comunità un'opera di grande valore storico e artistico

(cliccare sul link per leggere)

Restauro dell'organo del 2017

L'opera di restauro dello strumento, pulitura e accordatura, è stata condotta a termine il 30 ottobre 2018 dalla ditta Mascioni di Azzio (VA) - sotto l'elenco dei documenti e delle immagini inerenti il  progetto e i lavori effettuati:

>> Progetto di pulitura e revisione dell'organo

>> Rilievo fotografico

ARCHIVIO DI STATO DI TRENTO – ATTI DEI NOTAI

NOTAI DEL GIUDIZIO DI TIONE

 

Bonenti Giuseppe fu Fortunato di Bondo (Distretto di Tione)

Busta Y 3905, mazzo I (1760-1794)

3905/6 - Fasc. 1770-1779 ; [6] p. nn.

Bolbeno, 16 febbraio 1770

“Testam[en]to del Mag[nifi]co Nicola q.m Bortolo Oradini della Terra di Bondo”.

In casa del sacerdote don Carlo Marchetti di Bolbeno, in presenza di quest’ultimo e di don Giambattista Pellegrini curato di Bolbeno ed altri testimoni. Don Nicola fu Bortolo Oradini di Bondo detta le sue ultime volontà col quale lascia... (...prosegui la lettura)

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COMUNITA' IN CAMMINO_NATALE 2019 1a pag.

NOTIZIARIO PERIODICO

N. 22

Anno 11

Natale 2019

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