RONCONE - PARROCCHIA DI SANTO STEFANO

Titolarità: CHIESA DI S. STEFANO

Autore: IGNOTO

Epoca: Origine XII – XIII secolo – attuale 1624 – Interventi 1654; 1736; 1778

 

(sintesi di testi vari, con integrazione di una scheda di rilevazione di Rossella Peretti e ricerca di Serena Bugna)

Descrizione e caratteristiche

La chiesa sorge in posizione elevata rispetto all'insieme del paese. La facciata fortemente verticalizzata suddivisa in sei riparti da quattro lesene (due orizzontali e due verticali) è sormontata da un timpano arcuato.

Il riparto centrale inferiore è quasi interamente occupato da un portale rinascimentale di legno intagliato opera di Paolo Amistadi, al sommo di una gradinata.

Il riparto sovrastante reca al centro una finestra ampia di stile romanico - barocco, mentre nei riparti laterali superiori sono poste due nicchie con le statue di S. Stefano e S. Vigilio. Ai lati della sommità del cimiero campeggiano due fiamme di marmo simbolo della fede e della speranza, in mezzo si eleva la croce, emblema della suprema .carità.

L'opera nel suo insieme richiama le chiese barocche di stile coloniale spagnolo e portoghese, indubbiamente non si intona molto con il paesaggio circostante.

Il campanile esisteva già nel 1221  al tempo della cappella, tra il 1636 e il 1640, venne costruito,  in granito, l'attuale. La merlatura risale però al 1854. Dopo varie vicissitudini vi furono issate cinque campane.

Interno fastoso, a navata unica, con due cappelle laterali che si aprono a circa metà navata, che ospitano gli altari di S. Antonio e S. Carlo. La navata e divisa in tre campate a crociera, decorate con medaglioni raffiguranti i santi: Pietro, Paolo, Vigilie, Cipriano, Giustina, Monica, Cecilia,  Agnese. Questi ed altri affreschi (prima delle cappelle laterali a destra vediamo l'Angelo custode in atto di proteggere l'infanzia, di fronte S. Filippo che insegna la Dottrina ai fanciulli; sopra le cappelle laterali distinguiamo a sinistra il Martirio di S. Stefano, di fronte altri santi martiri; sull'arco trionfale S. Lorenzo e S. Giuseppe con Bambino e un affresco a destra nel presbiterio che raffigura Gesù nell'orto degli ulivi) sono opera di Matteo Tevini eseguiti nel 1936.

Altri due altari sono posti al termine della navata. Prima dell'altare del S. Cuore a sinistra e posto sulla parete un Crocifisso affiancato dal pulpito.

II presbiterio è separato tramite  un amplissimo arco santo dal resto dell'edificio e la volta affrescata in stile rococò.

Sulla parete sinistra del presbiterio interessante tela.

L'altare maggiore è del 1770 di marmo di Rezzato, intarsiato con altri eleganti marmi, periodicamente vi vengono esposti candelabri e busti d'argento. Notevole la pala.

La Via Crucis è distribuita lungo le due pareti della navata.

Brevi notizie storiche

Fin da epoca immemorabile gli abitanti di Roncone erano legati alla Pieve di S. Giustina a Creto (la popolazione di Roncone costituiva quasi la metà dei fedeli della di S. Giustina).

Ci furono sempre problemi causa la distanza, soprattutto nei mesi invernali, si sentì perciò la necessità di avere a Roncone una cappella dove poter pregare.

La chiesa di Santo Stefano a Roncone è documentata per la prima volta nel 1221. Fece parte della Pieve di Bono come cappella dipendente, fino a quando la comunità di Roncone si rivolse direttamente alla Santa Sede per avere un proprio curatore d'anime.

Nel 1489 i Consoli della Comunità espressero decisa volontà di separazione al pievano Antonio de Amboni, che rifiutò seccamente. Tramite l'Ufficio Spirituale del Principe Vescovo di Trento la richiesta venne inoltrata al Pontefice, Innocenzo VIII, che raccomanda alla discrezione dei due canonici di Trento la soluzione del caso, manifestandosi però d'accordo con la richiesta dei ronconesi. Il pievano de Amboni rispose che non era assolutamente vero che qualcuno fosse morto senza sacramenti, che la strada era percorsa abitualmente da tutti i viandanti in tutti i tempi, e così di seguito. Il papa morì. Al nuovo papa il popolo ronconese inoltrò una nuova domanda, egli con Bolla del 1494 disponeva che la Comunità di Roncone venisse ecclesiasticamente separata dalla Pieve di S. Giustina.

Il giorno 4 maggio 1494 ci fu l'incontro tra le parti e la Cappella di S. Stefano venne riconosciuta Rettoria.

La chiesa antica venne ampliata nel corso del Cinquecento e furono aggiunti due altari (S. Lorenzo e S. Antonio) ma presto l'edificio si dimostrò inadeguato ad accogliere la crescente popolazione di Roncone.

Questo fatto, e la decadenza che ormai gravava sulla vecchia chiesa, portò alla demolizione della struttura e alla sua completa ricostruzione tra il 1619 e il 1624: nel 1633 venne consacrata dal Principe Vescovo Madruzzo.

Trent'anni dopo, nel 1654, venne presa la decisione di allungare ulteriormente la navata come da progetto originale e anche la facciata venne nuovamente ricostruita. La struttura attuale, ad eccezione delle cappelle laterali aggiunte nella prima metà del Settecento e dell'abside prolungato nel 1778, corrisponde sostanzialmente a quella della chiesa secentesca, mentre al 1727 risale l'attuale sacrestia. Al suo fianco nel 1852 fu costruita una sala per le riunioni della Confraternita del Santissimo, sala detta "Sacrestia Nuova".

Anche gli arredi interni in buona parte risalgono al Seicento: tra questi spicca il maestoso complesso ligneo costituito dalla cassa dell'organo e dal parapetto della cantoria, messo in opera nell'ultimo quarto del secolo, probabilmente durante il rettorato di don Bortolo Bertoni (1681-1689).

Nel 1912 la Comunità rinunziò a favore del Vescovo alla nomina del Rettore, la chiesa di Santo Stefano fu insignita così del titolo di parrocchia.

Durante la guerra del '15-1’8 la chiesa fu colpita da tre granate che recarono danni alla cantoria e provocarono il crollo della volta della chiesa, con seri danni agli stucchi settecenteschi.

Tra il 1935 e il 1936 furono eseguiti i nuovi banchi in noce e fu posto lo zoccolo in cemento bianco misto a "spolverin" di Maggiasone.

Il 6 agosto 1979 avvenne il furto di otto statue lignee, raffiguranti angeli, appartenenti agli altari del XVII secolo.

LA CHIESA DI RONCONE: da una ricerca di Emanuele Mussi - febbraio 2013

Fonti storiche

- “La chiesa di Santo Stefano in Roncone nelle sue secolari vicende” opuscolo edito da don Santo Amistadi nel 1952 per la raccolta di fondi destinati al rifacimento della facciata della chiesa  (altre fonti citate dallo stesso opuscolo: l’archivio storico di Roncone, l’archivio parrocchiale di Roncone, atti notarili dell’archivio di stato di Trento, memorie di P. Cipriano Gnesotti, opuscoli di G. Papaleoni e Silvestro Valenti, “Atti visitali" dell’archivio Arcivescovile e altri documenti del medesimo)

- Roncone nelle Giudicarie di G. B. Bazzoli 1912

- “Correndo l’anno del Signore” I, II, e III - riferimento alle pergamene dal 1200 al 15000 e atti cartacei che vanno dal 1600 al 1900

-   Scultura in Trentino il seicento e il settecento a cura di Bacchi e Giacomelli - Pat e Università di Trento 2003

- I Madruzzo e l’Europa - dalla PAT e Castello del Buonconsiglio 1993

 

Premesse storiche

Quando verso l’ottavo secolo si costituirono le sette Pievi che formavano le Giudicarie, Roncone apparteneva alla Pieve di Bono, che originariamente comprendeva tutti i paesi da Roncone a Cimego compresi Praso, Daone, Prezzo e Por. Detta Pieve resse unita sia negli affari civili, sia in quelli religiosi, fin verso il 1300.

 Il termine "Pieve" deriva dalla parola latina "Plebs" e stava ad indicare genericamente il “popolo” senza alcuna distinzione, civile e religiosa. Esistevano però istituzioni civili e religiose, ma il popolo era sempre lo stesso, capitava quindi che le une si confondessero con le altre e che la stessa regola discutesse di problemi civili e religiosi: la loro netta separazione avvenne in tempi non molto lontani da noi.

La Plebs Boni si era divisa in due Concili nei primi anni del 1300, causa gli interessi spesso contrastanti sull'uso dei pascoli e lo sfruttamento dei boschi: si formarono il Concilium a Reveglero Superius, cioè quello di Roncone, e il Concilium a Reveglero Inferius, cioè quello di Bono. Il confine fra i due Concili era il Rio Revegler.

Il concilio di Roncone da solo, costituiva circa la metà della popolazione della Pieve.

La più antica pergamena dell’archivio storico del Comune di Roncone, catalogata dal Rabenstainer alla fine del 1800, era proprio dell’anno 1200: la più antica di quelle esistenti è del 25 aprile del 1221.

Tratta del territorio di Pradibondo, di confini con le comunità vicine e si accenna ad usi in vigore da secoli. Questo sta a significare che le ville esistevano da tempo sul territorio. Infatti da quelle pergamene si scopre una comunità organizzata con malghe, con usi definiti antichi e con un territorio già completamente colonizzato, come si può dedurre dai toponimi che coprono l’intero territorio, con un linguaggio (dialetto) già simile a quello dei nostri nonni.

Senza tener conto dei ritrovamenti archeologici, fra i quali una roncola di bronzo (Museo Santa Giulia di B) che avrebbe potuto essere con maggiore diritto e logica, il simbolo del Comune.

La chiesa vecchia

In quella pergamena si accenna al fatto che la comunità era stata chiamata a raccolta dal suono della campana   e si accenna ad un “monico” in dialetto “monèc” cioè sacrestano.. Quindi c’era anche una chiesa quasi sicuramente nello stesso luogo di quella attuale, intorno ad essa si estendeva il cimitero.

L’ubicazione tanto decentrata è spiegata dal fatto che le ville più antiche erano proprio intorno a quel luogo: la villa detta Roncon sotto la chiesa, Mant appena a ovest della stessa dove oggi si trova la chiesa detta della disciplina e Tagné ancora più a ovest, ma sullo stesso piano.

Nel 1200 le ville oggi presenti, esclusa una, c’erano però già tutte e costituivano una comunità alla cui regola generale erano presenti oltre cento capifamiglia, conoscendo

il tipo di famiglia allora tradizionale, si può anche fare un calcolo approssimativo degli abitanti. Don Santo Amistadi afferma con sicurezza, ma non è chiaro in base a quali elementi, che non si trattava della chiesa che oggi chiamiamo “la Disciplina”, bensì di altra costruzione orientata diversamente nel centro del cimitero, sebbene situata nello stesso posto dell'attuale.

 Non ci sono documenti certi che attestino l’anno di costruzione della chiesa detta La Disciplina, si parla del 1300, ma appare strano che all’epoca non siano state lasciate tracce (disegni e documenti) sulla costruzione di una chiesa. Infatti i documenti di cui disponiamo, scritti dopo il  1200, considerati i tempi, sono abbondanti e documentano fatti di assai minore importanza (l'opinione è che la questione non sia del tutto chiarita).

  Nel 1489 gli abitanti del concilio di Roncone chiesero la separazione della loro comunità ecclesiale dalla Pieve di Bono, dalla quale si erano già separati negli affari civili, ma  l’arciprete pievano Antonio de Amboni si oppose perché avrebbe perso la metà dei suoi fedeli e, con essi, un po’ di prestigio. Così i Ronconesi dovettero rivolgersi direttamente al papa Innocenzo VIII che nel 1491 concesse la separazione. La bolla fu redatta in toni concilianti perché non ordinò di separare, affermando bensì che ”ci sentiamo bene inclinati a favorire la domanda e con questi scritti raccomandiamo la cosa alla vostra discrezione”.

Dal testo della bolla si leggono i motivi per la richiesta della separazione: fra i più importanti, la morte di persone senza i sacramenti e di bambini senza battesimo a causa della distanza e della difficoltà presentata dalle strade. Le raccomandazioni non bastarono a convincere il Pievano, anche perché nel frattempo il papa era morto. I Ronconesi si rivolsero allora al suo successore e questa volta la risposta di Alessandro VI, secondo lo stile del personaggio, fu perentoria.

 La separazione avvenne il 4 maggio 1494 costituendo una rettoria, perché  il pievano non volle accettare che fosse formata una parrocchia nella sua stessa Pieve. La rettoria quindi, a fronte del diritto per la Comunità di nominare il proprio rettore, dovette mantenere dei legami sia di carattere economico, sia spirituale, che tuttavia nel tempo andarono estinguendo, in alcuni casi in modo naturale, come la partecipazione obbligatoria alle rogazioni della Pieve, con altri di carattere economico, oppure con l'emissione di atti civili. Tutti ricordano l'ultima "recente" partecipazione dell’arciprete di Pieve di Bono, alle celebrazioni della sagra come ultimo ricordo dell’antica dipendenza, mentre solo verso la fine degli cinquanta una delibera del Consiglio Comunale stabilì l'estinzione di un impegno riguardante il mantenimento del sagrestano.

Non si trovano documenti che ci descrivano le dimensioni e lo stato della chiesa vecchia in questo periodo. Don Santo scrive che si trovava nello stesso posto dell'attuale ed era orientata da est a ovest. Gli atti visitali del 1579 prescrivono ampliamenti con ristrutturazioni del soffitto e del pavimento. Avvenuta la separazione, si dovette posare il fonte battesimale e furono aggiunti due altari laterali dedicati a San Lorenzo e a Sant'Antonio da Padova.

Gli atti visitali del 1603 rilevarono che la situazione era migliorata di poco ed il parroco propose alla comunità di costruire una nuova chiesa.

Don Amistadi scrive che l’idea di abbandonare la plurisecolare cappella di Santo Stefano trovò opposizione, ma alla fine il parroco don Lazzeri di Strada riuscì nell'intento.

La chiesa nuova

La posa della prima pietra avvenne nel 1619 mentre il campanile fu eretto dal 1636 al 1640 - Nonostante le condizioni economiche della popolazione di quel tempo, la buona volontà della gente e l’abbondanza di sassi permisero di portare a tremine la costruzione nel volgere di tre anni, dobbiamo considerare che gli uomini erano assenti dal paese da ottobre a maggio e che da giugno ad ottobre erano impegnati anche nei lavori estivi.

La nuova chiesa era orientata in modo diverso dalla precedente, costituita da un’aula rettangolare con un presbiterio poco profondo e piatto.

Aveva tre altari: l’altare maggiore dedicato a S. Stefano, due laterali con diversa dedicazione rispetto ai precedenti, infatti furono dedicati al Santissimo quello di sinistra, alla Madonna del Rosario quello di destra, dedicazione tuttora in vigore.

Contemporaneamente fu aggiunto il vano detto sacrestia vecchia, mentre sul lato sinistro e sopra la sacristia, il locale per l’organo di allora, ambiente oggi delimitato dalla parete sulla quale è posto un grande crocifisso.

La chiesa aveva solo due porte: quella sulla facciata e quella a est. La forma dell’aula non era ben proporzionata, subito dopo la costruzione si cominciò a parlarne osservando che altezza e larghezza apparivano non in armonia con la lunghezza della chiesa.

 

Contemporaneamente fu aggiunto il vano detto sacrestia vecchia, sul lato sinistro e sopra la sacristia, il locale per l’organo, oggi chiuso dalla parete sulla quale è posto un grande crocifisso.

Nel 1633 la chiesa venne consacrata dal principe vescovo Emanuele Madruzzo

Nel 1634 ci fu il primo rettore eletto dalla popolazione, un sacerdote ronconese di appena 25 anni don Paolo Polana che  ritenne la chiesa oltre che sproporzionata anche inadeguata alla  popolazione.

Fatto sta che nel 1654, appena trent'anni dopo la costruzione, venne demolita la facciata e la chiesa venne allungata verso sud dell’ultima campata che è andata ad occupare parte del cimitero, che, di conseguenza, dovette essere allargato verso est con la costruzione di un muraglione e successivo riempimento

La nuova facciata

La nuova facciata prese la forma attuale, tipica del tempo, con le due nicchie ai lati della finestra, le due fiamme poste agli angoli dell’arco che simboleggiano la fede e la speranza e la croce alla sommità simbolo della carità.

Le due statue  di pietra grigia,  di Santo Stefano  e San Vigilio dello scultore di Bezzecca  Francesco Oradini: considerato che le date di nascita e di morte dello stesso (1699-1754) possono considersi posteriori all’epoca di costruzione della chiesa. Il rivestimento in marmo di tutta la facciata è stato eseguito nell’anno 1956.

                                                                                                                 Il portale e il portone

Del 1654 sono pure quelle strutture architettoniche che incorniciano la porta, mentre il portone in legno intagliato è di Paolo Amistadi detto Fumana, di Roncone

Nuove aggiunte

Nel 1727 fu aggiunta la sacrestia nuova, cioè quella attuale, con conseguente nuovo allargamento del cimitero, mentre nel 1736 si aprì una breccia nella parete ovest dove, nel 1671, era stato posto un altare per onorare un voto a Sant Antonio Abate, probabilmente eretto durante un’epidemia del bestiame,

Fu aggiunta una cappella  sacrificando parte della vecchia sacrestia  e si aprì la terza porta quella verso ovest.  Nello stesso anno fu costruita la cappella ad est.

Ultime aggiunte

Nel 1778 fu demolita la parete settentrionale e fu edificata l’abside.  E furono collocate la pala e la cornice di marmo che la contiene. Nel 1848 fu rifatta la gradinata di accesso alla chiesa.

Nel 1852 si aggiunse ancora un vano definito la sacrestia dei confratelli sul fianco est. Con questa costruzione si conclusero le costruzioni. Il 7 gennaio 1912 l’assemblea dei capifamiglia riunita nella chiesa della disciplina delibera di rinunciare alla nomina del rettore ed in cambio la Rettoria si trasforma in Parrocchia

RECAPITO POSTALE

Piazza Franceschetti, 1

frazione Roncone

38087 SELLA GIUDICARIE (TN)

Italy

 

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